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Nemmeno in un sogno

Un contributo critico


di Alessandro Paschero


Nemmeno in un Sogno
regia di Gianluca Greco,
con Ahmed Urgulu, Giuseppe Battiston, Martina Stella, Roberto De Francesco, Andrea Prodan

L'idea iniziale di Nemmeno in un sogno, primo lungometraggio di Gianluca Greco, nasce da una curiosa notizia di cronaca.
Tre anni fa alcuni immigrati clandestini approdarono inconsapevolmente sulla spiaggia di un villaggio vacanze, ed i turisti dedussero (con logica impeccabile) che lo sbarco di disperati fosse una geniale trovata organizzata dal team dell'animazione, mentre i profughi erano a loro volta convinti che i fuochi d'artificio del club fossero stati sparati in loro onore. Partendo da questa situazione surreale, il giovane regista, allievo di Paolo Virzì (che ne ha curato il soggetto), ha realizzato una brillante commedia satirica che ironizza su molti dei luoghi comuni della nostra società. Protagonista del film è l'ingenuo Ahmet (interpretato dal bravo attore turco Ahmet Ugurlu), pastore di capre dei desolati monti dell'immaginario Armegistan, che conosce l'Italia solo attraverso le immagini grottesche e sfavillanti della nostra televisione, catturate da una scassata parabola artigianale. Approdato sulle coste del Gargano con nipote, cognati e capra al seguito, l'imperturbabile pastore armengistano (che viaggia con un gigantesco ombrello sempre al braccio) finisce per perdersi nei patinati meandri del Magic Club, un villaggio vacanze dove tutto è preconfezionato. Si balla, si canta, si beve e ci si diverte ovunque; si compra tutto con palline colorate, le orchestrine hawaiane di benvenuto sono sempre in agguato ed è rigorosamente vietato annoiarsi. Ahmet, che ha appreso i rudimenti della nostra lingua dalla TV, sa esprimersi solo attraverso gli slogan degli spot pubblicitari che, per un beffardo destino, faranno presa su tutti gli ospiti come fossero perle di saggezza popolare. In particolare, sulla giovanissima Vale (interpretata da Martina Stella), la candida ragazza del capovillaggio, un cinico affarista pronto ad asservire qualsiasi cosa alle bieche logiche del mercato. L'amaro paradosso va avanti fino alla fine del film quando, una volta rimpatriato dalle autorità italiane, l'entusiasta clandestino racconterà ai suoi compatrioti quanto quel lontano Paese del Bengodi, in cui tutti sono felici e spensierati, sia stato pronto ad accoglierlo come un eroe. Questo film ha il pregio di trattare un argomento scottante come quello dell'immigrazione clandestina in Italia in modo leggero ed intelligente.Infatti, Greco più che sulle necessità materiali, si sofferma sui sogni, sugli ideali e sui feticci che attirano questa umanità varia e disperata nel nostro Paese.Inoltre, la pellicola disegna un affresco della società italiana attuale sbeffeggiandone argutamente alcuni difetti e mettendo in evidenza il potere persuasivo della televisione ed, in particolare, della pubblicità sul nostro modo di vedere la realtà che ci circonda. In pratica, Greco ha giocato su molteplici piani che si sovrappongono continuamentedichiarando apertamente che lo spirito del film era quello di "dar vita ad una descrizione comica di una tragedia, nel tentativo di far convivere suggestioni differenti sotto le spoglie del registro giocoso ed in uno scenario da operetta, trattando l'intreccio serio come se fosse una favola".
Infine, una particolare menzione va fatta per l'azzeccatissima colonna sonora, curata dal maestro Leandro Piccioni.




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